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Note biografico - critiche
Devo alla dialogante e generosa
amicizia di Franco Russoli l’incontro, alla metà degli anni Sessanta,
con Sandro Martini. L'artista, livornese, si era trasferito giovanissimo
a Milano e Russoli ne presentava, con convinta adesione, le prime mostre
alla Galleria delle Ore.
Colpiva di quelle prove, e
Russoli amava indicarlo, lo slancio vitalistico e insieme l'armonico sviluppo
costruttivo, la predilezione per una luminosità densa, solare, e
la contrappuntata frammentazione del colore ricomposta nei ritmi continui
di un "esercizio virtuoso" della tecnica del collage. Colpiva 1'originale
determinazione di un'area di lavoro e degli strumenti primari d’intervento.
È probabile che 1'occhio acuto di Russoli vedesse riannodate dentro
1'azzardo di una tale opera manifesto, come spesso si rivela quella degli
artisti giovani più velocemente maturi, alcune tensioni che gli
parevano caratterizzare le dinamiche in espansione dell'arte europea di
cui amava cogliere il vivace regime di apporti e confronti: il trascinante
slancio spaziale del primo futurismo, l'autonoma incisività del
segno propria delle pratiche dell'informale, la sollecitazione guidata
della casualità teorizzata dalle poetiche del surrealismo, e, forse
più forte di ogni altro elemento, la realizzazione di una fattualità
concreta rigorosamente costruita e nello stesso tempo non chiusa.

Nel 1969, cioè in un
periodo in cui la pittura sembrava a molti, antiquari accademici e imbonitori
interessati di un'avanguardia di rapido consumo, esaurita e perciò
fuori dall'area viva della ricerca visuale, avendo avuto l'occasione di
poter dimostrare in una esposizione alla Galleria del Milione ragioni e
risultati di un estremo, ma non impossibile né regressivo, fare
pittorico, senza esitazioni mi ero rivolto al lavoro di Sandro Martini
come esemplare - insieme a quello di Della Torre, Lavagnino, Olivieri e
Repetto - di un programma creativo ancora e per intero dato nello spazio
della pittura (non della convenzione pittorica). Nessuno di loro
mi sembra abbia mancato alle aspettative di uno sviluppo tanto attento
alle radici europee della mutazione moderna dell'arte quanto impegnato
nei tracciati singolari di un’autenticità rigorosa".
Sandro Martini tra gli "artisti
di Milano" che oggi hanno 1'indipendenza e il distacco dei cinquant'anni
ben spesi è forse quello che con più insistenza si è
confrontato con la complessa realtà americana (gallerie di ricerca,
spazi pubblici,
università degli Stati Uniti). La sua opera però
continua, a mio avviso, a rivelarsi, in una positiva dialettica, profondamente
europea: l’inseparabile misura che lega riflessione e slancio poetico
a una critica consapevolezza degli strumenti e delle procedure, appare
intatta e costante dalle prime opere felici, qui ripresentate, alle ultime,
ancora più acutamente calibrate. I topoi caratterizzanti
del coerente lavoro dell'artista possono, schematicamente, essere così
individuati.

Colore. Splendente di
una tersa luminosità quasi minerale, modulato per interne improvvise
progressioni, dissonante ma non aspro nella contrapposizione di campiture
acide e tonalità morbide, il colore di Sandro Martini
rivela una vigile capacità di strutturare, tra tessuto ed evidenza
cromatica, vividi segnali comunicanti. Con la tecnica del collage,
articolazioni sempre più minute e distinte del colore si sviluppano
dentro percorsi labirintici e insieme geometrici che non trascurano tuttavia
andamenti e accensioni nel verso di una saturazione insieme cromatica e
dinamica.
Espansioni. Il campo
del quadro non è mai un campo chiuso. Il suo nucleo ottico e concreto
si dilata verso una spazialità esterna che si rivela prosecuzione
e non confine di un fuoco percettivo definito ma non accentrato. Il colore
in questa dimensione è chiave risolutiva. Può farsi estesa
superficie senza rigidità bidimensionale, telo, o estenuarsi come
una sfilacciatura continua, nastro. Il quadro vive anche nei suoi
ribaltamenti. Non ha tuttavia raddoppiamenti speculari ma topologiche dilatazioni;
appare imprendibile nella sua totalità visiva da un unico punto
di vista. Ogni articolata coniugazione spaziale risulta, alla lettera,
percorribile. Non però secondo una univoca indicazione di tracciato:
può solo essere esplorata in un costruttivo gioco di risolutive
identificazioni.
Temporalità.
Il distacco dalla continuità bidimensionale della superficie pittorica
come limite bloccato e l'attivazione di un campo di tracce riconoscibili,
colorate e orientate, impegna una dimensione originale della temporalità
che si rivela insieme rete, labirinto e gomitolo risolutore e ben saldo.
Tempo di costituzione dell'immagine e tempo di generale apparizione tendono
ad avvicinarsi, senza tuttavia sovrapporsi. Così 1'evidenza del
quadro risulta oscillante come per una pulsazione continua. Più
esattamente essa si rivela recuperabile solo nella direzione di un riconoscimento
produttivo di un tempo esplicitato, sigillato e reversibile nei suoi attimi
formativi e distanzianti.

Vettori. La complessione
strutturale dell'opera pittorica di Sandro Martini mette in causa ogni
volta tutti gli elementi sin qui considerati secondo procedure ben affinate
e calcolate che risultano decisive di una generale strategia creativa e
comunicativa. L'universo della pittura, assunto in una dimensione quasi
esplosa, frammentata e disarticolata, viene ricondotto a una nuova formulazione
significativa attraverso 1'attivazione di un originale modello dinamico.
I momenti costitutivi di maggiore impegno e forza strutturale vengono disposti
secondo un chiaro orientamento vettoriale che ne esplicita tensione e sforzo,
ma anche capacità di coesione significativa. Così il quadro
risulta un campo di apparenze trascinanti, un'esplicitazione di energie
formative più che di nascoste e rassicuranti geometrie.
Ambiente.
I fruttuosi sconfinamenti dal quadro praticati ormai da vent'anni da Sandro
Martini non hanno, a mio giudizio, quale obiettivo la resa tridimensionale
della superficie bidimensionale della pittura, così come si sono
proposti molti artisti soprattutto astratti nel nostro secolo, ma quello
di una espansione delle procedure e delle significazioni pittoriche. C'è
infatti, nel lavoro di Martini così orientato, una esaltazione parossistica
delle qualità primarie comunicative del colore come segnale e come
fisico pigmento- c'è 1'abolizione del confine geometrico della superficie
e la critica presa di possesso dello spazio ambientale, e c'è infine
lo spostamento del quadro da traguardo a tracciato di percorso. In ognuna
di queste operazioni la pittura di Martini non grida la propria solitudine,
come pure a qualcuno è parso, ma imbastisce inedite ed efficaci
macchine visive di seduzione. La teatralizzazione della pittura
che Martini ha operato non ha significato la declinazione facile
di un lavoro segreto e difficile ma la scomposizione-ricomposizione di
un universo di colori-corpo, colori-segnale, colori-superficie, incomprimibile
dentro canoni, schemi e simmetriche geometrie, capace di dilagare negli
ambienti, negli spazi aperti di vita, senza perdere di forza e di efficacia.

Carte. Mappe
ordinate e continue del singolare itinerario artistico di Sandro Martini
vanno considerate le carte dove ogni articolazione cromatica appare
depositata come scrittura riconoscibile, fisicamente corposa e velocemente
trascorrente. Le connotazioni europee, 1'acuto e continuo confronto poetico
con una memoria consapevole, qui appaiono particolarmente evidenti. Un
esercizio sapiente dell'occhio controlla la mano liberata in un grafismo
che riconduce ad armoniche partiture ogni condensazione e vibrazione cromatica,
ogni acuta contrapposizione di segno. La carta obbliga a ricondurre il
colore alla superficie, obbliga a una velocità generativa del segno.
Alla carta il quadro di Martini è anche obbligato attraverso il
collage, lo stratificarsi di scritture già date, rese attive
e significanti dal contagio con altri elementi riverberanti; dal rifodero
che non è assunto come tecnica passiva di trasporto tra superfici
di diversa consistenza. La predilezione per la carta esprime un bisogno
di vicinanza con il campo d'intervento dell'artista preoccupato di segnare
insieme presenza ed evidenza, di dare energia alla scrittura pittorica
come gesto compiuto ma non isolabile o riducibile.
Quadro. Non più bloccato traguardo prospettico, concentrata
e chiusa illusione il quadro di Sandro Martini è corpo singolare:
saldamente unito ed espanso, oltre 1'evidenza tracciata. Con un nucleo
ottico in progressiva e costante espansione, il quadro come campo di visione
non ha rinvii ma solo compenetrazioni strutturanti: spiega in ogni punto
il suo farsi segnale. Presenza che afferma il valore fisico e concreto
di una materialità cromaticamente determinata, il quadro è
visione primaria e memoria, riconoscimento di un ritmo che solo un guardare
attento e intenso può scoprire. Intenzione creativa e intensità
espressiva nel quadro di Sandro Martini convivono senza gridate e compiaciute
esaltazioni come per una irrinviabile necessità.
Percorsi.
Mark Rothko, il più europeo dei pittori americani, diceva che per
un artista crescere significa solo crescere nella chiarezza. I percorsi
della pittura di Sandro Martini, osservati nella prospettiva di un trentennio,
mostrano insieme alla fedeltà a un progetto di poetica subito chiaro
nelle linee portanti, una radicalizzazione di procedure e un'efficacia
sempre più stringente di risultati. Oggi le sue opere si rivelano
certo più chiaramente determinate, ma non hanno sicuramente perso
di tensione e complessità; ne hanno solo eliminato ogni inessenziale
ridondanza.
A chiarire ragioni e contesti della ricerca di Sandro Martini penso
possono risultare utili alcuni testi che ho avuto modo di pubblicare sul
suo lavoro in anni in cui attraversare i "territori della pittura" poté
essere considerato un azzardo insidioso. Come, alla fine, è buon
giudice il tempo.
Febbraio, 1993 Vittorio Fagone |