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CAMPITURA Non sono riuscito a trovarne l'etimologia. Campire da campus, da campo, da coprire di semi di grano, di orzo. Superficie bianca da coprire in modo uniforme, con un colore privo di sfumature ......piatto.

Un campo di grano è verde o giallo, tutto verde o giallo, è come vedere dall'alto campiture di colture diverse: grano, rape, spinaci (mi sto perdendo di nuovo) giallo, rosso, verde, verde scuro, quasi blu. Seguo il percorso da casa a scuola, graffio il muro, il portone di una casa, un cancello, una macchina parcheggiata troppo vicino al muro interrompe la traccia, e riprende ancora per avere la certezza di ritrovare la via del ritorno. Il segno striscia, corrode, taglia, si insinua, attraversa, il segno come mercurio schizza dalla sabbia alla roccia, dalla roccia al corpo di chi segna la stessa creta, impastata con la mano nel grasso passa dalla roccia alla faccia. Segno, ornamento, tatuaggio, segnale di casta, di guerra, di matrimonio, di iniziazione, la cicatrice è testimonianza di coraggio, di caccia, di sofferenza. Il segno, percorso, la linea che conduce Teseo alla soluzione del labirinto, labirinto simbolo maschile o femminile, la linea che produce labirinti, intrecci, matasse di segni così fitti da generare il nero assoluto. La folle, provocatoria e inutile, nel tempo e nello spazio, linea di Manzoni: la linea non può essere contenuta dalla carta disponibile, non può essere tracciata, è solo un concetto.

Se ne fa cenno nel libro "Alce Nero parla": nel folto più riposto e segreto della foresta lo stregone traccia disegni magici con polveri di argilla di colori diversi, ne interpreta e ne trae auspici. Dopo di ciò ogni traccia viene assolutamente cancellata, niente di più effimero ed effimera era anche la lettura, l'interpretazione e il volo degli uccelli.

Lo studio di un pittore lascia trasparire una buona parte dell'identificazione del suo lavoro. La casa racconta, spettegola in modo indiscreto la vita dei proprietari, la cucina del cuoco, il buon artigiano lo si capisce da come ripone gli arnesi; a me sembra ovvio ma certo questi indizi bisogna saperli leggere. Talvolta sono vere e proprie rivelazioni: dopo aver convissuto per anni con una macchia, un segno sul muro, mi accorgo finalmente del messaggio che mi manda. Raccolgo spesso per strada cose impensabili ed apparentemente inutili: un ferro schiacciato, un chiodo storto, una carta da gioco, un pezzo di legno, banconote false del Paranà. Credo che l'incontro sia reciproco e forse, come una tessera di un puzzle senza margini, potrà trovare la sua giusta collocazione, quando il suo soggiorno nello studio è giunto al termine lo butto; ma quando?

Non lo so. La stessa cosa vale per quello che leggo, che sento nella metropolitana, brani o parole di conversazioni oziose, frammenti apparentemente inconsistenti ammucchiati nella soffitta della memoria risulteranno inaspettatamente utili. Un chiodo storto una volta raddrizzato potrà tornare alla sua funzione primaria di chiodo o un attrezzo per tendere la tela, o lo spessore per raddrizzare il livello di un tavolo. E' sufficiente un colpo di martello o un giro di pinza. E' sorprendente quanto queste briciole, avanzi del fare, si impongano e determinino radicali trasformazioni nel mio ambiente. Trovo un a vite, sposto un tavolo e s'innesta un diabolico sovvertimento a catena, le cose si impongono con tutta la rabbia e la forza di essere state trascurate per troppo tempo.  
 

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