Saba Original works of art availableDownloadsHome

 

Vanni mi ha proposto il nome di tre poeti, dopo che si ebbe parlato con il presidente, la Lalla, Zanella (che ancora non conoscevo), della svolta che avrebbe dovuto prendere l'edizione “rinnovata” dei cento amici del libro. “Un vero libro di artista” insisteva Vanni con gli occhi lucidi... “e tu sei l'artista adatto”. I tre poeti che adesso non dico, o forse sapete già... non ha importanza... immediatamente di impulso ho scelto Saba.
Non conoscevo il testo, ho dato una veloce scorsa al libricino, più visto che letto, ma ormai avevo deciso. “Perché proprio Saba?” mi domandava Vanni... Se penso a Saba mi torna in mente la sua voce noiosa, nasale, un po' come la mia, che ho ascoltato per radio mentre diceva le sue poesie. Se penso a Saba mi viene in mente l'Ernesto... il romanzo autobiografico tanto chiacchierato e per qualcuno di inopportuna pubblicazione. Se penso a Saba penso a Trieste così importante nella prima metà del secolo, crogiulo di gran parte della storia culturale europea, da est a ovest...

Trieste l'ultimo porto bianco miscelatore di razze, idee e costumi.

Io sono Livornese, o meglio sono nato a Livorno ed ho vissuto nello stesso ambiente sebbene più barbaro, ed anche Livorno è stato porto bianco... i due più antichi e duraturi in Italia. I ghetti ebrei più popolosi, l'abitudine dell'alcool e della vita da bar e delle risse epiche, per quanto riguarda Livorno. Ambedue città di mare, di porto, di puttane, odori di grasso, funi, minio, ferro, olio di lino, sego, cibo e pesce secco. Ma devo scendere al molto personale per motivare questa scelta così impulsiva, dicevo...
Ho lasciato Livorno, Livorno in modo brusco e definitivo a sedici anni, avevo partecipato ad un buon lavoro di scultura con Marotta e Di Castro per la nuova sinagoga e con quei pochi soldi sono partito per Milano; tre anni dopo sono tornato in Toscana, a Firenze per varie vicissitudini. Mi dà ospitalità Annamaria Jchino, un amica di Alfonso Gatto, la casa è splendida, proprio di fronte a Palazzo Pitti che posso toccare con gli occhi ogni mattina appena apro gli occhi.
Annamaria mi racconta della guerra e che aveva ospitato e nascosto dai fascisti dalle leggi razziali Carlo Levi ed erano diventati amanti. Nella stessa casa, rifugio di ebrei e partigiani era capitata Linuccia Saba, figlia del poeta, i due esuli si innamorarono e fuggirono insieme alla fine della guerra.
La mia povera amica non se ne dette mai pace e ragione di questo ingeneroso tradimento ed ha sempre conservato un grande amore misto a rancore per il suo... “amato”.
Dividevo lo stesso palazzo con il figlio di Davis Milond... è stato un periodo della mia vita molto toccante che ricordo con piacere. Poi si sa Firenze è ingenerosa con l'arte contemporanea e così dopo 3 o 4 mesi sono tornato a Milano che allora era il vero crogiuolo di impulsi, di idee e incontri europei.
Allora...
Ecco perché ho scelto il testo di Saba.

Lavorando ho apprezzato e sono stato coinvolto dalla poesia piacevolmente fresca e immatura... chissà perché, quando Saba canta a Chiaretta, mi viene in mente Annamaria.
Questa storia che ho raccontato io l'ho scritta e segnata sui margini del libro di poesie ed avrei voluto essere maggiormente coinvolto a capire, sottolineare, cerchiare il testo di Saba, come si fa, io mai, quando si studia per impossessarsi con la memoria visiva di un testo tramite la fisicità del segno, dello scarabocchio. Mi sono limitato per rispetto ai soci dei cento amici che da bibliofili non oseranno mai appoggiare una matita su un libro tanto costoso.
L'avventura di fare un libro d'arte mi fa pensare all'atmosfera che si respira in un set cinematografico o alle prove dì un opera teatrale: tensioni, euforie, depressioni, litigate... alla fine, ma proprio alla fine, per incanto per magia lo si vede, lo si sfoglia con orgoglio e sorpresa il Libro.
Il Libro che non può che avere la carta , la stampa, la legatura, le immagini e il testo perfetti.
Vedi è come in un quadro, fa conto che l'artista invece che una tela abbia come campo totale di espressione il libro e mantenga la metafora, il testo sia il segno e l'opera dell'artista il colore, sarà un buon quadro quando chi guarda non potrà distinguere segno da campitura.

Sandro Martini
presentazione del libro Preludio e Canzonette fatto alla Biblioteca Trivulziana, Castello Sforzesco, Milano, 1999


 

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