Diario di un naufrago senza piedi, carta e matita. Diario di un ergastolano senza piedi, carta e matita. Diario di uno scrivano notarile, durante le ore di ufficio, senza piedi carta e matita. Diario di un viaggio in treno da S a G il 22 agosto 1992, senza piedi, carta e matita. Diario di un cecchino che deve uccidere il presidente del Cile, senza piedi carta e matita. Diario aspettando una lei che non arriva, senza piedi carta e matita. Diario per pagare i debiti passeggiando, senza carta e matita. Diario per prendere sonno nel buio, senza piedi carta e matita. In un posto lontano... la storia del venditore di piediIn un posto lontano... lontano il paese di chissà dove In un posto lontano... lontano, nella nostra testa, in una valle incorniciata da valli alte, altissime, in un luogo che non è scritto né pensato, cera un paese. Lo troviamo nella storia. Il paese aveva la piazza, la chiesa, il fornaio, il meccanico, il farmacista, il mercato, un giocattolaio,
come addormentare il Pepe dalle 22 e 15 alle ...
Come tutti i paesi di questo mondo e dorme il Pepe...
Mistero rozzo di sopra, Mistero rozzo di sotto si chiamava il paese Donne, uomini, cavalli, bambini, preti, cani, galline, zii, nipoti, gatti, topi, nonni, buoi, conigli, cognati, sindaco e ladri, ragni, zanzare, fagiani e parenti lavoravano dallalba al tramonto, avevano giusto il tempo di zufolare un rapido buongiorno al mattino e una buonanotte la sera, ma il buon gli restava sempre nel gargarozzo, si impastava in mezzo ai denti ... Lavoravano, caracollavano, correvano, si imbattevano sempre zitti, si facevano pipì in tasca per farla Si chiamavano a fischio, tutto era sempre in ordine e pulito, mentre facevano una cosa ne facevano due, mentre lavoravano mettevano a posto, mentre si sporcavano si lavavano, mentre aravano mietevano, mentre cantavano pensavano, mentre raccoglievano ciliege le mangiavano, anche gli animali si erano adeguati a questa usanza di vita. Per esempio le galline facevano luovo nella padella, le mucche zampillavano il latte nelle bottiglie, i polli si spennavano da soli quando sapevano che era ora, che era tempo di finire in pentola e allo stesso modo i conigli si levavano la pelliccia come se fosse il pigiama. Ai processi nessuno parlava: per decidere se limputato era colpevole o innocente facevano testa o croce con una moneta. Mangiavano luva e aspettavano che nella pancia si facesse vino. I ladri, per rubare nelle case, avvertivano in tempo, così gli lasciavano la porta aperta e la roba da portare via sul tavolo di cucina, così non scassinavano le porte che avrebbero dovuto essere aggiustate e non mettevano in disordine le altre stanze. Anche il prete diceva la messa a fischi: in 5 minuti era bella e finita. Dormivano con il cappello per non toglierlo la sera e rimetterselo la mattina e si lavavano ignudi per strada quando pioveva. ...e dorme il Pepe prima di prendere sonno: ad ogni frase o parola mi ripete si
Un giorno arrivò nel paese di Gibbotto una vecchina inglese con i capelli bianchi violetto, una piuma sul
cappellino e lAlpenstock paglierino per la merenda, la borraccia per lacqua
con lo sciroppo di lamponi per bere in passeggiata vuota, se lera tracannata
tutta cammin facendo mentre raccoglieva more, mirtilli, lamponi, funghi e
Arrivò sera, lei sempre a chiedere ma rimase ritta e a bocca asciutta; quando il gallo cantò e le galline si appollaiarono, tutti se ne andarono a letto senza nemmeno guardarla o vederla la vecchina ... e andò a letto il prete, la perpetua, il bimbo, il meccanico ... e via tutti gli abitanti del paese... ...finché il Pepe non prende sonno
La vecchina inglese era furiosa come tutti gli inglesi a cui non si da retta o poca considerazione e volle vendicarsi e fare un bel dispetto. Così, quando tutti dormivano alla grossa, prende un bel sacco e a uno a uno svitò i piedi al prete, al bimbo, al cavallo, al meccanico ... (enumera tutti i mestieri che ti vengono in mente e i nomi propri) a Luigi, Filippo, Giacomo, Maria, Simone ... ...e anche stasera ronfa
Mise i piedi nel sacco, se lo caricò sulle spalle e se ne andò chissà dove. Gigì e Pipì Anche Gigi era un buon diavolo di vecchiettino, la faccia cotta dal sole, scolpita come una tomaia secca di scarpa. Al centro un gomitolo di rughe, sotto due cespugli di sopracciglia pepe e sale brillavano due occhietti piccoli piccoli, mobili come mercurio inchiodati a guardare qualcosa che non cè e poco più in alto il suo bastone secco come un gambo di sedano... ma adesso lo vestiamo... lo zavorriamo a terra con un paio di scarponi vecchi e lucidi quanto lui allacciati di stringhe gialle, i calzettoni sono rosso scarlatto, i pantaloni a mezza gamba di un bel blu scuro, una camicia rossa come i calzettoni e un bel cecio giallo come le stringhe ... ...dimenticavo
...i baffi erano stati rossi e qualche pelo di barba biancastra sparso, rudi e ispidi come le spine del fico dindia, i peli. Borbottava sempre, si dava ordini o consigli o si diceva le cose da fare come se le avesse già fatte tanto tempo prima. Si legava pezzi di corda, stringhe vecchie che raccoglieva per terra, pensando che gli sarebbero stati utili e qualche volta - di rado - lo erano davvero. Spaghini che si legava alla cintura dei calzoni o nelle asole dei bottoni. Teneva un pezzo di quella corda
sempre fra le dita, come il rosario di un prete, e ogni tanto faceva un nodo
...il Pepe dorme...
Pipì era una scommessa fra un cane e una scimmietta, un gatto e un passerotto color topo che scappa, un campanello legato alla collottola e un mezzo sigaro di coda, la lingua scarlatta tremula e penzoloni, si agitava, correva, barcollava, zompava in continuazione, era più il tempo che stava su tre zampe che su quattro. Difatti alza la gamba e piscia, sprizza, benedice, segna, schizza ora un sasso, un muro, un fiore, la gamba del tabaccaio, qualunque cosa che inciampasse nel suo frenetico correre, rincorrere, annusare, niente di più appropriato di chiamarlo Pipì. Gigi e Pipì, col tempo buono, si facevano delle magnifiche passeggiate in montagna, partivano presto senza sapere o pensare dove sarebbero andati o quando sarebbero tornati. Gigi metteva nello zaino un po di cacio, una mela, vino allungato, un po di pane e un bel pezzo di lardo bianco e sodo come marmo di Carrara e via... ...ma Pepe dorme davvero adesso o sta ascoltando? ... e adesso viene il bello ...
Un giorno attraversa prati, boschi e ruscelli, attraversa ponti, boschi, ruscelli, ponti, ruscelli, rocce, boschi, lenzuola di neve e lenzuola di neve e prati e boschi e prati e boschi... Pepe dorme finalmente santo Dio!
Pipì pisciava e correva avanti e indietro, abbaiava alle mosche e ai sassi, annusava tutto quello che cè da annusare scompare dietro a un cespuglio e viene fuori dal ruscello, si butta di rincorsa su un prato in discesa e ricompare in cima a una roccia, insomma non sta un momento fermo anche quando Gigi si siede su una pietra a riprendere fiato e a sbocconcellare un po di pane e una sorsata di acqua e vino. Raramente richiama e fischia che intanto Pipì ricompare sempre, né si preoccupa delle assenze più lunghe - magari avrà incontrato un coniglio, un uccellino o una farfalla da rincorrere - quandecco si infila in un buco fra i sassi e per un bel po non si fa vivo. Gigi, che è ora di riprendere il cammino, lo chiama Pipì Pipì, ma di Pipì nemmeno lombra. E cominciò a preoccuparsi. Allora anche Gigi si infila nel buco fra i sassi, bestemmia ed esce su un prato da dove parte un viottolo, poi una scalinata scolpita nella roccia, passa per un prato, ruscelli, boschi, lenzuoli di neve e chiama e fischia ... Pipììììì ...Pepe dorme
Alla fine si ritrova in un paese e cera la chiesa, il vinaio, il tabaccaio, lofficina del fabbro, la
Gigi si fece un bel giro per vedere se incontrava qualcuno, ma qualcuno non cera proprio nemmeno per strada. Si decise di bussare a una porta .... avanti! si rispose dal dentro, la porta cigola e nel ti vedo e non ti vedo la voce dice nel losco e brusco se hai sete bevi, se sei stanco siedi, se hai fame mangia pane a cacio. Fa da solo perché non posso muovermi. Fame Gigi laveva proprio e anche sete. Magari un mezzo bicchiere di vinello di casa me lo farei volentieri che ho camminato un bel po per star dietro a quel figlio di un cane di Pipì, che da solo non lavrei trovato di certo, tanto è nascosto nella valle. Nella credenza cè anche il vino disse la voce, ma versatelo da solo che non mi posso muovere. Che è successo, ti sei fatta male? non sta bene in salute? possa darle aiuto? No, rispose la voce, è una storia lunga, mentre ti sgargarozzi il vino te la racconto. E la Sora Rosa racconta la storia. E un bel paese il nostro, cè la chiesa, il vinaio, il tabaccaio e via di seguito ... ...fino a che il Pepe non si addormenta
un bel giorno venne una vecchia zitella inglese a chiedere acqua e riposo. Non si sa come mai fosse venuta da queste parti, e tu sai Gigi come è difficile trovarla questa valle ... giusto per caso ... ora noi si lavora sodo e nessuno aveva tempo da perdere con questa rompicoglioni. Si andò a letto la sera come al solito stanchi morti e la mattina ci accorgemmo tutti che ci avevano rubato i piedi. Mi da lidea che il dispetto labbia fatto proprio lei, linglese avvizzita. Gigi aveva finito il bicchiere di vino e se ne versò un altro goccio. Ma proprio tutti senza piedi, galline, polli, vecchi, giovani, femmine, maschi, proseguì la Signora Rosa e fu silenzio. Gigi sera fatto un mucchio di gozzare di vino fresco e al suo fiasco si vedeva già il culo. Ci pensò su, a modo suo fece una dozzina di nodi alla sua cordetta e disse vi posso aiutare io, ma ce li avete i soldi? Si si, quattrini si, ma i piedi no, gli disse la Rosa, allora io conosco un bottegaio che vende i piedi di tutti i tipi e misure, da uomo, da donna, da ciuco, da bambino, da gallina, da cavallo e da ... Pepe dorme...
lasciatemi prendere le misure a tutti, fare due conti, mi date i soldi sulla fiducia, ma io vi lascerò in pegno il mio naso. Mi ci vorrà tempo e siamo vicini allinverno, ci sarà tanta neve sui monti e non potrò tornare che a primavera. Dovrò attraversare prati, fiumi, boschi, ruscelli, fazzoletti di neve e così via ... finché il Pepe non dorme...
al mattino presto Gigi e Pipì partirono senza che nessuno li potesse accompagnare né salutare e non potevano perché nessuno aveva i piedi. Gigi attraverso fiumi, prati, ponti, montagne, ruscelli, boschi, fazzoletti di neve e prati e ponti e montagne... e unaltra dormita del Pepe...
arrivò al suo paese e si riposò al sabato e la domenica e aspettò il giorno di mercato. Andò nella piazza del mercato proprio la mattina presto e nella piazza del mercato cera il banco del formaggio, della frutta, del macellaio, del pesce, del sale, del Pepe, dellolio, del sapone, dei giocattoli, dei capelli, dei cappelli, delle cravatte, delle stringhe, delle bucce di banana, dei torsoli di mela, dei culi di scimmia e penne di canarino e ... e avanti così finché il Pepe dorme...
Gigi domandò del banco del negozio del venditore di piedi. Qualcuno lo sapeva, qualcuno lo sapeva e non lo diceva, qualcuno era troppo pigro o era troppo dispettoso per dirlo o magari gli dava le indicazioni un po vaghe o approssimative... ...traboccami di forze...
passò davanti al banco del formaggio ... cera lo stracchino, la mozzarella, il provolone... andare avanti fino a sonno avvenuto ... se manca sonno si prosegua con il banco della verdura, il macellaio, i casalinghi e di seguito enumerando generi e prodotti a me generalmente il giro del mercato dura una settimana sette notti ... incredibile!
e domandò e chiese dapprima a tutti poi sceglieva le facce intelligenti o rugose, che si suppone più sappiano, ma non si ricordava proprio dovera il negozio del venditore di piedi e trovò un signore che gli disse va avanti a dritto la prima a destra, che è da perdere, poi cè cento metri a sinistra, non cinquanta magari trenta, poi la terza a destra, no la prima a sinistra, la piazza della chiesa che non mi ricordo come si chiama e poi chiedi, no?! Chiese e gli fu data la stessa indicazione, chiese e gli fu data una indicazione diversa dalla prima, e chiese e gli fu data unindicazione che non somigliava affatto alla prima chiese e gli fu data unindicazione che non corrispondeva né alla prima né alla seconda... e così a piacere finché non prende sonno il Pepe...
...arrivò alla fine alla bottega del venditore di piedi, un po' per caso un po' perché seguiva al rovescio le indicazioni che gli avevano dato. Era una botteguccia piccola piccola e il venditore era un omino grasso, tondo e pelato che fra pancia e testa si andava alla boccia con il pallino accanto e la botteguccia era tutta piena di piedi, piena zeppa, straboccava, strabuzzava di piedi che sbucavano dalla porta, dalla finestra, si affacciavano dai cassetti, dalle casse, dagli armadi, erano appesi come salami a sacchi al soffitto, qualche piede girava nervosamente avanti e indietro e qualche altro tentava di scappare per strada ma erano tutti legati luno allaltro con tanti pezzetti di spago forte. Cerano piedi di rinoceronte, elefante, pinguino, marinaio, gallina, passerotto, gatto, cane, coccodrillo ... ...avanti tutta al sonno del Pepe
ma i piedi di pesce non ce li aveva perché i pesci sono senza piedi. Gigi gli dette i soldi non dopo avere contrattato a lungo e il venditore gli dette un bel sacco pieno di piedi e gli disse legalo bene il collo del sacco altrimenti ti scapperanno. Era passata lestate e lautunno e linverno ed era tornata la primavera: Gigi era pronto a partire. Preparò il suo zaino con il formaggio, il vino, il pane e la frutta, si vestì con gli scarponi, le stringhe gialle, i calzettoni rossi, i pantaloni blu, la camicia rossa, il cappello giallo ... Si incamminarono e Pipì correva sempre avanti e pisciava dappertutto e passarono fiumi, montagne, prati, boschi e ruscelli, fazzoletti di neve e trovarono con facilità il passaggio del paese di Pedalò. Arrivati cominciarono la distribuzione dei piedi che fu un vero casino. Gigi faceva confusione perché ci vedeva poco, dette un paio di piedi grossi e callosi a un neonato, due sinistri al fabbro, un piede enorme e uno piccolo al farmacista che li aveva buttati alla rinfusa nel sacco ed erano tutti spaiati. Dette al gatto i piedi di una gallina e al topo quelli di una papera. Qualcuno rimase anche zoppo perché Gigi aveva fatto male il conto o il droghiere non aveva pagato abbastanza per avere due piedi. Alla fine si aggiustò tutto alla meglio, con mezzo chilo di buon senso. Fecero una bella festa, bevvero tutto quello che cera da bere e anche quello che non cera e quello di unaltra storia che ti racconterò. E la vecchina? la vecchina si pentì del dispetto che aveva fatto nel paese di chissà dove. Si annoiava e questi piedi le ingombravano metà della casa e non stavano mai fermi. Così attraversò montagne, fiumi, prati e boschi e città e paesi e fazzoletti di nevi e prese treni, aerei e taxi e metropolitane e sentieri e cammina cammina arrivò. Rimase stupita del gran movimento che cera nel paese di chissà dove Come tanto tempo prima a chi chiese gli fu raccontata tutta la storia e fu perdonata fra lacrime, gemiti, sospiri e sorrisi. La vecchina voleva restituire i piedi che aveva svitato quella notte ma le fu detto che ormai non servivano più perché gli abitanti di chissà dove per evitare altri problemi se li erano fatti incollare ai piedi dal falegname. Alla vecchina inglese venne data una botte dacqua e dodici seggiole. Bevve e si riposò. Ogni cinquantadue minuti doveva bere un bicchiere dacqua e cambiare seggiola per un anno intero. Poi le dissero un bel ciao e la rimandarono a quel paese. Arrivata nel bosco si sedette per riposare. Il sacco dei piedi era pesante e caracollava sempre perché i piedi non stanno mai fermi. Decise così di liberare i piedi e vuotò il sacco. Filippo non ti stupire se troverai un paio di piedi che camminano nel bosco: sono in giro da tantissimi anni che cercano il loro padrone, ma non lo troveranno mai perché non hanno testa, ne sete, ne sonno e non andranno mai a scuola.
Mi è apparsa dun tratto con imperiosa evidenza la necessità di lottare contro il tempo, vale a dire di imprigionare il tempo. Mentre lasciandomi andare sto vivendo un giorno dopo laltro. Il tempo mi scivola tra le dita, perdo il mio tempo, mi perdo. Il mondo della vita normale è stato improvvisamente arrestato, addormentato, ipnotizzato, bloccato in uno spaventevole armistizio: il tempo ha annullato il rapporto con le cose esterne abolite. Un altro mondo è subentrato e gli assassini sono sottratti alla ragione delle cose umane, degli scopi umani, dei desideri umani. Sono trasfigurati ... spogliata dal suo sesso ... dimenticò di essere nato donna ... si conformano alla immagine dei demoni e improvvisamente il mondo dei demoni si rivela. FISTER SMAYER Dopo aver goduto del bel turgido seno al vento di Paolina, che anche se coperto con un velo di marmo mostra il meglio di se, a Lucca, laveva fatto sfrontatamente tanto da far incazzare Napoleone al punto di far guerra alla Russia con la speranza di rinchiuderla in un isba siberiana a placare i bollenti spiriti. Sulla destra trovi il teatro
e di fronte un albergo di fine secolo, invecchia tutto insieme portiere
camerieri zoppicanti, facchini gobbi, mobili, camere sgualcite e trascurate
ammuffite enormi, ci ho anche dormito qualche volta. A Lucca ho lasciato la mia prima fidanzata a Fister Smayer. Un lupo uccide un asino, due lupi seppelliscono una bestia morta. Nel quadro seguente il lupo assassino legge la messa presso la tomba dellassassino. Da quel lupo primitivo ritto sulle zampe posteriori, davanti allaltare la grande ostia bianca fra le grinfie, la bocca spalancata per la comunione ha qualcosa di burlesco e sacrilego. Doveva essere un ebreo Fister Smayer, da quale parte del globo fosse scivolato a Lucca non lho mai saputo e nemmeno me ne sono mai preoccupato, ma dal momento che il mondo è rotondo certamente dallalto verso il basso ... Polonia, Germania, Vienna... a gambe spalancate senza possibilità alcuna scivola sempre più veloce sul mappamondo e si blocca sul campanile di San Martino, impiantato a mo di picchetto fra i coglioni ... è proprio da San Martino in una viuzza che porta a Piazza Napoleone, vicino alle cosce e alle tette della Paolina Bonaparte, trova tana, tre metri per due, mi fa pensare a un negozio di spezie fiammingo, per entrare devi abbassare la testa tanto è bassa la porta e così si saluta se non batti le corna nello stipite; cè di tutto nella bottega. La difficoltà sta nel muoversi senza inciampare e sopravvivere al puzzo. Patina tutto con sydol, piscio, sigaro, resti di cibo, il cane e lui lì sublime e raccoglie tutto il puzzo in se medesimo ... Fare il ritratto di Fister
sarebbe troppo facile. Sono tutti più o meno uguali questi ebrei espatriati,
anche nei modi e ti salutava con qualcosa che somiglia a un sorriso languido e
bavoso. Mi piaceva molto Fister e il suo mondo enigmatico letterario. Tutti i giorni dal vecchio appisolato ebreo (olandese?) che inventava i Van Gogh. Annaspare per non affogare in se stessi o nella merda TS - LIMONE SECCO I giri di bevute iniziati nel pomeriggio come onde ritmiche sul bagno asciuga si protraggono fino alle due di notte ... mi ricordo le feste in casa dei miei sedici anni, fra gli ultimi tenaci ti trovi abbracciato a una Maria ignorata da sempre pensando di avere incontrato il grande amore finalmente corrisposto. Alle due di notte sono per strada, in compagnia di un tipo ben piazzato, un signore si direbbe, anomalo per lambiente, vestito e calzato con stile, di difficile identificazione professionale e nessun desiderio di farsi notare, a pensare dove o come potremmo concludere o moltiplicare i giri. Non mi ricordo - è plausibile - come sia iniziato il discorso. Mi ricordo che si tolse la giacca, si arrotolò con cura le maniche della camicia alla luce dei lampioni di Brera, mi mostrò le braccia escoriate di tagli cicatrizzati - una vera mappa carta geografica, un tatuaggio aborigeno, il più bel quadro di Fontana che abbia mai visto - e mi raccontò. Finalmente mi sono deciso di chiudere con la vita, una notte, senza che ci fosse nessun elemento scatenante particolare. Mi sono detto: adesso basta, ho messo a posto le mie cose con calma, ho bevuto quello che avrebbe dovuto essere lultima e lultimo, poi mi sono spogliato, ho piegato con cura i miei vestiti, ho preso e saggiato la cintura dellaccappatoio, sono salito su una seggiola a legare il laccio alla trave del soffitto e così nudo su una seggiola, il cappio già pronto mentre verificavo la solidità del nodo, vedo il limone. Un limone secco abbandonato sulla trave: rimangono intatti di un bel colore oro antico e duri come pietre. Allora io, nudo sulla seggiola con il cappio al collo, un limone secco in mano, ho cominciato a pensare come e perché cazzo fosse finito il limone sulla trave. Così si è fatta mattina ed era già ora di vestirsi e bere un caffè. Esistere vuol dire stare fuori, mister At, esistere è tutto quello che sta allesterno, tutto quello che sta allinterno non esiste. Le mie idee, le mie immagini, i miei sogni non esistono, anche io non esisto se non evadendo da me stesso verso gli altri. VESPA E VALCHIRIA Livorno, Milano, Firenze, Livorno, Firenze, Milano un 1970 e qualcosa. Firenze, Levi, Saba, Palazzo Pitti, piatti da lavare, fame, miseria, buoni quadri e passione, finalmente la madre decide di riceverli allArdenza. Lintenzione non era tanto di ufficializzare la relazione per la famiglia, quanto lillusorio tentativo di recuperare un po di denaro per sopravvivere o per lo meno un regalo di casa per poi rivenderlo in fretta. Avevamo in effetti venduto tutto il vendibile, compreso le polizze del monte dei pegni. La signora ricevette cordialmente lei e con affetto contenuto il figlio. Il pranzo e la tavola preparati con cura eccellenti. Dopo un pranzo lungo affogati in poltrone scomode con molle dispettose e anarchiche che segnano il culo un lungo ti ricordi ... Franco, Gino, Maria, Francesca, Cristina e tutto quello che era successo negli ultimi cinque anni tanto era che non si erano più incontrati. La plumbea noia con cui raccontava con minuzia problemi legali di famiglia e leredità sempre più esigua del previsto ... ma contava sui sopravvissuti che avrebbero potuto del suo lasciare soldi o case o comunque cose ... il regalo venne poi, non spontaneo ma richiesto. Dovessi spaccare una seggiola in due sarà diviso quel poco che era poi tanto fra te e tua sorella oppure Scegli quello che vuoi ma questo no, questo ... questo no o questo lho promesso a ... Sparì in una delle stanze dopo essersi chiusa una porta alle spalle e si sentì un concerto di chiavi contrappuntata dalle carcasse dei cassetti e lucchetti che si aprivano e chiudevano nei silenzi ... riprese il tintinnio delle chiavi. Si aprì la porta dopo quella che ci era sembrata unora - eravamo tesi, nervosi, estranei allambiente, alle chiacchiere, alle meschinità delle porte chiuse a chiave, alla diffidenza pesante con il mare di scirocco che vedo dalla finestra. Bene, riemerse con un pacchetto che mi porse e aprii subito. Erano due anelli ottocento dargento da uomo, ornati e impataccati da due pietre opache dure. Ovviamente non appartenevano alla storia di famiglia, li vedevo al dito di una grossa e grassa mano di sensale di vacche, di poco prezzo che valutai allistante, verificato più tardi al monte dei pegni di Firenze. Dopo cena fra un proseguo del dopopranzo continuo soldi-eredità-dispetti che conseguivano a cause fra parenti a me estranee. Allora di andare a letto decise che io avrei dormito nelle stanze di sopra, la lei nellappartamento al piano terreno, ben sapendo che eravamo concubini già da più di un anno. Ma prima di andare a letto chiesi il permesso di fare un giro sulla mia vespa lungo il mare mentre avrebbe riassettato la tavola e preparato i letti separati. Ceravamo fermati poco dopo, in un anfratto di corbezzoli e ginepro, un talamo già predisposto, accogliente e collaudato. Faceva freddo in vespa, il frangere del mare, la luna, la tensione precedente, la passione, lintensità del rapporto, lei si sente male, sviene. Tento invano di farla riprendere ... niente è morta mi dico e lidea di salire sulla vespa, raggiungere la scogliera alta sul mare e buttarmi a tutto gas nel precipizio mi squarcia la testa. Accendo il motore e punto il faro sul viso per vederla lultima volta e dare lultimo saluto alla lei che si stiracchia sulla sterpaglia secca e siamo partiti per Firenze. A registro 283573 28376 senza occhiali senza memoria
a registro 3 o 5 Gli artisti tuttavia godono per tradizione di certi privilegi anche quando non se ne servono o se ne servono al contrario; mantengono un alone romantico di irriverenza che rinsalda il cliente nella sua provvisoria condizione subalterna e nella sua particolare superiorità. INSTALLAZIONE CON MORTO Era corsa a casa mia scarmigliata, sembrava febbricitante, tremava, gemeva, mi accarezzava la testa e mi coccolava, piangeva anche, forse. Lui è steso sul letto vestito e fuma, la corda la tengo io - disse - e se la mise in tasca in una di quelle sulla pancia come nei grembiuli. Era una bella corda di nylon robustissima, ne aveva chilometri in studio ammatassati con cura e con cura ne aveva tagliato il pezzo giusto, il necessario per quello che avrebbe dovuto fare. Era stato allimprovviso,
mentre lavorava, che gli era venuta lidea perentoria, determinata, precisa,
decisa, forte come un cuneo di legno in un bel mezzo di una giornata
sovreccitata ma allapparenza normale. Basta, mi sono rotto i coglioni. Il gancio è lultima cosa che vedo steso dal letto prima di addormentarmi e la prima cosa appena sono sveglio, è inevitabile in quella posizione. Un bel gancio murato, avrà sorretto il lampadario di ottone o cristallo con tante lampadine. Gancio robusto e corda robusto, mancava solo limpiccato che sarei stato io. Decisi di fare lultima telefonata rituale, che chi non ha veramente intenzione di fare fa. Ma la persona, vivendo abbastanza lontano, avevo la garanzia che non avrebbe avuto il tempo di raggiungermi in fretta. Sono qua a farmi coccolare e
rimpiango linstallazione con il morto. IL BALCONE SVEDESE Mi era capitata a Milano - capitata sparata proiettata catapultata a Milano - nel suo stile, con poco bagaglio, allimprovviso. E una storia lunga, di
notte a bere e scopare, a smaltire la sbornia sui marciapiedi a New York. La lascio delusa nelle mani di un amico artista fiorentino che mi viene a trovare da San Francisco. La mattina dopo mi dice stravolto che lo ha pilotato di bar in bar per mezza Manhattan fino allalba. La sera dopo toccherà a me e comincia così una storia di bar, marciapiedi, scopate e follia. Mi invita a cena con Marion e suo marito, che poi ci pizzica una notte in un bar e mi vuole menare; io gli dico che è meglio che ci offra da bere. Ci riceve allegramente, con Marion e suo marito, un bel quartetto davvero ... la mattina del giorno devo partire presto, ho un lavoro impegnativo a Livorno, la scongiuro di farmi dormire e che non posso bere come un pazzo a Milano come a New York: si incazza come una bambina viziata e allora le ho fatto tagliare i capelli dal mio parrucchiere. Sta bene ma è rimasta male, ogni tanto piagnucola pensando ai suoi bambini e al marito che a New York si scopa una cubana creola che mi sono scopato anchio per vendetta o per noia. Esce di casa, me ne vado a letto semi-tranquillo. Alluna, alle due di notte mi citofona un tipo che me la riporta a casa: ha bevuto un po. La prego di dormire che lindomani mattina andrò a Livorno. Altro capriccio. Mi dice che verrà anche lei. Un no, butto una zuppa di vestiti nella sua valigia, chiamo un taxi che costerà 50.000 lire di attesa e le impongo di tornare a New York dai bambini e dal marito che si chiava la cubana. Alle quattro del mattino sguscia dalla porta, corre allultimo piano e cosce fuori dalla ringhiera mi butto minaccia a Livorno o mi butto, Livorno mai, buttati. Telefono a Paola alle cinque, alle cinque e mezzo scendono insieme. Alle sei faccio la doccia. Alle sette e un quarto prendo il primo taxi per la stazione. E in Argentina adesso con il marito e i bambini. Disegno e dipingo sul foglio e sulla tela. La mia mano descrive la stessa invisibile rete di movimenti e trasforma in materia il movimento; il segno riproduce limmagine. Tempo diversa, come se i nervi che partono dallocchio si collegassero adesso con una ragione nuova del cervello immediatamente attigua. Certo tuttavia archivio di un altra esperienza e quindi fonte di una nuova informazione. SANTO SPIRITO Guardando la facciata sulla sinistra trovi il vetraio nella bottega stretta e lunga. Cè più vetro che spazio, un vero miracolo uscirne senza tagliarsi. Lartigiano prestigiatore manovra e taglia linvisibile che fluttua nel pieno, forse lidea mi è venuta proprio lì, cero stato qualche giorno prima. Sto lavorando bene, dalla finestra faccio scendere il paniere e di sotto il salumiere alla voce mi manda un fiasco di Chianti. Va bene tutto, un cazzo, cominciano le liti, non ho una lire, odio Firenze mi manca Milano, dove sta succedendo un vero casino fra gallerista e amici, traditi dalla mia fuga. Ho comprato un vecchio rasoio
da Fister Smayer. Si ferma in piazzetta tutte le mattine verso le dieci. Il
rasoio mi affascina e lo temo, non so cosa sia successo, il vino, la crisi, di
fatto ho due cicatrici simmetriche sugli avambracci molte vistose. Le avevo
mentito, che mi sarei ferito dal vetraio, dovrei domandarle se mai ci avesse
creduto. Durante la notte a letto le ho detto la verità e mi ha dato uno
schiaffo piangendo. Non si sa per la pittura se lui grida mentre essa prende forma. Si sa che prende di continuo giorno e notte mentre luomo dorme o è sveglio.
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