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Caro Filippo,
è per te, pensando a te che oggi ho scritto queste pagine.

Domenica, 25 aprile 1999

Un giorno ero molto annoiato.
Un giorno ero molto nervoso.
Un giorno ero molto stanco.
Un giorno ero molto avvilito.

Non era un giorno ma era una sera e non avevo ancora cenato, provai a fare qualche telefonata ma era domenica ed erano tutti a spasso. Non c'era Jon e neppure Robert o Susan e perfino Jorg. Decisi così di andare a trovare la morte, che di sicuro sarebbe stata a casa, pensai. Non avevo l'indirizzo e anche nell'elenco telefonico non riuscii a trovarlo, provai a domandare per strada se qualcuno sapesse dove diavolo abitasse, tutti però erano spaventati e a quella domanda scuotevano la testa e voltavano le spalle.
Trovai un vecchio nero che pisolava su una panchina scomoda e fredda, non aveva né da coprirsi né da mangiare.
Sai dove abita la morte?” gli dissi.
Si certo - mi rispose - gira intorno al primo palo telegrafico che troverai sette volte, chiudi gli occhi e vai dritto dove vuoi, abita proprio lì la signora morte.”

Feci con diligenza tutto quello che il nero mi aveva detto dopo che gli avevo lasciato un po' di soldi, un pacchetto di sigarette e una che sarebbe stato per un attimo contento, pensai.
Arrivai così a casa della morte. Bussai.
Entra - mi disse - che la porta è sempre aperta.
Mi sorpresi: la morte era una simpatica signora né bianca né nera né gialla né rossa, dimostrava l'età di 40 o 30 o 60 o più anni, aveva un magnifico sedere e due grandi seni rotondi, il ritratto della salute insomma.

Mi sorrise.
Entra - mi disse, stava cucinando e un buon odore invadeva la cucina - fra poco sarà pronta la cena, aspettavo proprio qualcuno che non mi piace stare da sola.” apparecchiò per due persone, aprì una bottiglia di vino nero...
Ti conosco - mi disse e sorrise - conosco proprio tutti, io, parleremo a tavola con comodo
Il cibo era ottimo malgrado il mio imbarazzo e la conversazione fu brillante e divertente.

Tu vuoi sapere quando e perché vengo a prendere la vita degli uomini...a raccogliere? - mi domandò - mio caro, quando un uomo nasce, nasce con due semini, uno della vita e l'altro della morte, e tutti e due germogliano: quello della vita ti fa forte intelligente o coglione... dipende... ma anche il semino della morte cresce e germoglia. Ogni seme produce una pianta, un fiore e un frutto, il frutto della vita matura ma non sempre, e quello della morte anche, e quando è bello che maturo io vado a raccoglierlo. A volte mi sbaglio perfino io, lo annuso, lo tasto e se è ancora acerbo devo tornare un'altra volta, quando il tempo è giusto non si può proprio sbagliare, cade quasi da solo.

Ma mi dica per favore bella signora... perché c'è chi muore giovane o troppo vecchio o addirittura bambino e poi chi muore per malattia o ucciso da altri uomini?

Ti ringrazio del complimento e dammi pure del tu, vedi... ogni seme germoglia male o bene, rigoglioso e fiorente a seconda del terreno che trova: se una persona si comporta bene e saggiamente la terra della vita è più ricca di quella della morte. Capisci da solo, il seme della morte al contrario, cresce meglio nei veleni e nel disordine, e poi ci sono dei frutti che cadono prima di crescere, sta scritto nella sorte e nella natura. Per finire la stupidità degli uomini è grande e spesso più forte della tempesta che distrugge i raccolti prima del tempo, succede molto spesso e io sono molto seccata perché ho troppo lavoro quando c'è la guerra che non finisce mai. Lascia poi un po' di domande alla tua mente: le domande che l'uomo si pone e l'amore alimentano la vita.”

“E quando qualcuno decide di togliersi la vita come la mettiamo?” gli dissi a bruciapelo.

E' semplice la risposta: c'è chi taglia con le proprie mani il frutto non ancora pronto dalla pianta della vita, è molto brutto un frutto acerbo, non serve a nessuno, neppure i porci lo mangiano, ma qualche volta è la troppa sofferenza o malattia che li fa agire in tal modo.

Ero proprio contento di avere incontrato la signora Morte, ci baciammo sulle guance e non potei fare a meno di darle un pizzico sul sedere, si mise a ridere e mi disse “Un po' di rispetto per la morte, non si scherza con la morte, arrivederci.
Addio” risposi.

Ma aspetta, va a trovare la signora Vita un giorno che non hai molti compiti da fare, fa pure il mio nome che siamo molto amiche. Non dimenticare però Dio, potrebbe esserti utile conoscerlo meglio, è molto anziano e come tutti i vecchi è permaloso se sa, e sa, che sei venuto da noi senza pensare prima a Lui, di certo se ne avrà a male e diventa irascibile. Hai mai sentito parlare del diluvio universale, delle cavallette, del fuoco eterno e distruttore, della bomba atomica? Vedi un po' tu cosa sarà meglio fare, torna dal vecchino alla panchina all'incrocio di San Pablo e Hollis, proprio sull'angolo, ti darà lui gli indirizzi. Ho da fare adesso. Va con Dio!

Seconda storia, secondo appuntamento.

Secondo incontro. Sempre di domenica!

Passò molto tempo dall'incontro con la signora Morte. Ero cresciuto e mi sentivo contento, una domenica mattina alle nove di una mattina che annunciava una triste giornata di pioggia, faceva anche un po' freddo, malgrado fosse aprile inoltrato, andai a farmi un giretto da solo senza sapere proprio dove andare, ma non mi andava di trovare compagnia.

Mi ritrovai così all'angolo fra San Pablo e Hollis: il vecchietto era ancora lì, sulla panchina, appisolato come la prima volta che lo avevo incontrato. Gli domandai se voleva una sigaretta, io non fumo, avevo però indosso il cappotto di mio padre per sbaglio, senza aprire gli occhi quello allungò la mano...
Tre dollari, due pacchetti di sigarette e sei per l'altro indirizzo che mi chiederai” disse il nero.
Pretendi troppo questa volta, molto di più di quanto ti detti tempo fa.
Il tempo - rispose - il tempo e la vita più cara e di vita sei assetato e per fortuna tua vuoi anche sapere.

Devo andare a trovare il signor Dio: mi serve il suo indirizzo” dissi.
Il prezzo che ti ho chiesto lo vale: fammi pensare e ricordare intanto va a comprare quanto ti ho chiesto.
Ebbene - disse al mio ritorno - Via delle Leghe n. 9 Milano 20127 ITALY.
Mi prendi per scemo o pazzo? questo è il mio indirizzo dove abito, mangio, gioco, studio, e dormo con mia madre e mio padre... non ti darò un bel niente.
Scemo che sei, ma non capisci - mi disse - che il Dio che cerchi è dentro di te, e dentro di me, perfino in tutte le cose che vedi, senti che non vedi e non senti, Dio è tutto e noi siamo una piccola parte del tutto.
Vuoi dire che anche io così giovane sono Dio?

In parte è vero” - sospirò - “pensa ad una torta al cioccolato gigantesca e prendine una parte per te, una fettina è composta con gli stessi ingredienti di tutta la torta e anche una fettina ha lo stesso sapore dell'intero, ebbene Dio è la torta e tu sei la fettina e un'altra fettina è il gatto, la seggiola, il treno, la pulce, l'oceano, le stelle l'universo - che così poco conosciamo - e uno spaghetto al pomodoro. Tutto quello che puoi immaginare e anche ciò che non puoi immaginare, che talmente grande è la torta che non esiste numero che la possa misurare con la nostra mente. Vedi caro, gli uomini hanno provato a dare una immagine di Dio, di quello che non potevano capire, lo hanno dipinto, scolpito, chiamato in modi diversi, come un vecchio con la barba bianca, come il fuoco, come il cielo... anche la morte, che è così simpatica, ti ha preso in giro nel descriverti Dio. Cerca dentro te stesso per tutto il viaggio della tua vita, dentro ognuno di noi ben nascosta c'è la parola, il verbo magico che svela il segreto di Dio. Qualcuno c'è andato vicino, quasi a segno per trovarla ma, che io sappia, nessuno lo sa per certo, con ciò non è detto che sia impossibile; ci sono stati tanti messaggeri di Dio: in essi era Dio ma non erano Dio. Cerca - caro - cerca.

Se non troverai la parola troverai te stesso ma vale la pena! Dammi quanto abbiamo pattuito e buona fortuna, ma ricorda: il bene e il male, il bello e il brutto, il bianco e il nero, il pieno e il vuoto, il silenzio e il rumore sono Dio: tutto è Dio. Ti regalo l'indirizzo della signora Vita: se ti andrà portale i miei saluti, non essere sciocco o pigro; adesso lasciami dormire un poco.

Rimasi sbalordito ancora una volta e pensai un poco, poi tornai dal vecchietto alla panchina e gli dissi: “Ti darò dodici - dieci dollari e due pacchetti di sigarette.
Affare fatto - mi disse - paga e saprai.

Dopo aver messo via quanto gli avevo promesso si alzò in piedi e sembrò più grande due volte di quando stava sdraiato, mi disse “ma è davanti a te e dietro di te, coglione! Fa due passi avanti e uno piccolo indietro e la troverai.

Terza storia

Terzo incontro

Terzo appuntamento

La vita era una signora non più giovane: capelli bianco argento, portava gli occhiali ed era magra e fragile, ma di quella fragilità apparente che fa capire che può ancora scalare montagne e attraversare da sola un deserto a piedi.
Beviamoci un bel tè caldo - mi disse senza alcuna sorpresa nel vedermi - ti chiami Filippo è vero? Ti ho visto nascere e crescere, sei proprio un bel ragazzo e mi fa un gran piacere vederti: in che cosa posso esserti utile? Una buona vita è sempre una gran cosa, come un buon tè con i pasticcini e i biscotti.

Non restare lì impalato come uno stoccafisso, siedi su questa poltrona e pensa che io potrei essere tua madre, ...tua sorella, ...tua nonna o la tua donna quando sarà il tempo giusto. Il tempo... il tempo... sta già bollendo l'acqua per il tè.

La casa era piena di animali: due cani e da sotto il divano si vedeva la coda di un cucciolo e un altro abbaiava festoso in giardino, i gatti giocavano fra di loro e facevano dispetto ai cani che dormicchiavano, nel centro della stanza troneggiava una vasca enorme dove si muovevano con lentezza pesci di tutti i colori e vicino alla finestra una voliera altrettanto grande dove svolazzavano uccelli di tutte le razze che non avevo mai visto nemmeno sui libri.
A stento si vedevano le pareti 'che c'erano più piante in quella stanza che in una foresta tropicale; percepivo una piacevole musica orchestrata dal cinguettio degli uccelli, dal gorgogliare dell'acqua, dal sussurrare e mugugnare dei cani e da altri animali che sentivo, percepivo nascosti nel verde delle piante anche se non potevo vederli... e farfalle, coleotteri e api e nuvoloni di insetti si libravano nell'aria tranquilli.
Ero confuso, non sapevo con esattezza che cosa chiedere alla vita, alla signora Vita. Alla fine mi decisi: “Dove ero io prima di nascere, dove andrò dopo essere vissuto? - le chiesi d'un fiato - e che farò durante la mia vita ...e sarò felice.. e soffrirò?

Sono domande molto importanti, meriterebbero risposte altrettanto importanti e soddisfacenti per te, ma mangiati un buon biscotto a tutti i gusti e bevi un sorso di tè che ti dirò... ti risponderò... ti dirò che cosa? mi sono già dimenticata che cosa mi hai chiesto, ripetimi la domanda, intanto sarà meglio che vada a chiudere la finestra che fa vento e tornerò subito.
Al suo ritorno si sedette vicino a me, si versò una tazza di tè, girò a lungo il cucchiaino assorta nei propri pensieri.

Bene vediamo... ma che bella giornata si è fatta non è vero? Ti chiami Filippo, la tua mamma Rita e il tuo babbo Sandro, vedo che sei sereno. Bene, ti piace leggere e vai bene a scuola, non è vero?”
Bene, proprio bene, sai caro, la vita... pensa a un grande libro con le figure e molti capitoli, si devono leggere tutte le pagine una dopo l'altra con attenzione, non saltarne nemmeno una e leggerne una per giorno per sapere come andrà a finire questa lunga storia. Ma ricorda se sarai troppo curioso e tenterai di leggere la fine, le pagine per magia diventeranno tutte incollate l'una con l'altra e il libro sarà pesante e insostenibile, cosi pesante da bucare il pavimento e sprofondare sotto la terra in una nube viola di zolfo. La nostra storia sta scritta ma il miracolo della vita è che siamo anche noi a scriverla e nello stesso tempo a leggerla senza che ricordiamo di averla già scritta. Bene si fa sera, io ceno presto e poi subito a letto, come te verso le nove e mezzo, ma io non perdo tempo a guardare la televisione, leggo il mio libro preferito: il libro della vita di tutti gli uomini, un lungo libro che non finisce mai... poi... poi e poi io non dormo mai, mi riposo come può la vita dormire? ” e sorrise.

Ma io sono venuto per sapere!” provai ad insistere.

Io non posso rispondere alle tue domande perché la vita è un segreto
Rimase per un po' perplessa e visto che io ero rimasto proprio male mi disse:
ma si che posso... prova a pensare ad una moneta con due facce uguali: una è il passato, l'altra il futuro, sul taglio della moneta così sottile è il presente ma è così difficile far stare una moneta dritta sul suo bordo: cade sempre da una parte o dall'altra, come il pensiero degli uomini rivolto sempre al prima o al dopo, mai all'attimo che stiamo vivendo. Sta sereno con la tua famiglia e va a casa che si sta facendo buio.

Mi abbracciò e chiuse la porta di fretta come se temesse che qualcosa fuggisse dalla sua casa o entrasse dentro. Stavolta rimasi proprio deluso da questo incontro, ma avrei avuto tutto il tempo della mia vita per capire meglio ciò che mi aveva detto, di certo era importante ma mi sembrava troppo semplice o troppo complicato.
Rimasi anche nel dubbio se farmelo spiegare dal mio babbo ma alla fine preferii tenermi queste domande per me e rifletterci da solo fino a quando avrei risolto l'enigma.

Quando uscii dalla casa non era sera, l'orologio mi diceva che erano appena le dieci del mattino. Il tempo... il tempo...? Il tempo era ventoso ma bello così me ne tornai a casa. “E' strana la vita - mi dissi - chissà quale relazione ha la vita con il tempo? La vita si consuma come un paio di scarpe, o si srotola come un gomitolo di spago che si può anche riavvolgere?
Raccolsi un chiodo storto, una carta da gioco con la faccia bianca e una matassa di spago tutta ingarbugliata, ci avrei impiegato tutto il giorno a dipanarla e non avevo idea quanto lungo fosse lo spago.

Un grande abbraccio,
Sandro

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