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Quando la signora timidamente vestita di rosa shocking con fiorellini di campo sulla testa si avvicinò al poeta che per tutta la sera era restato silenzioso, giusto per rompere il ghiaccio gli chiese: “Maestro, chi è il più grande poeta d’America vivente?

“Topolino”, bofonchiò Ezra Pound.

N.B.: sto parlando di un buon livello culturale, gente che viaggia ......un sindaco, un gallerista, ecc. Mi è capitato più di una volta quando telefono dall’Italia sentirmi dire, con stupore, “ma Sandro, sembra che Tu stia telefonando dall’angolo della strada!”

Anzi il gallerista mi dice “ma sei ancora vivo”, ecc., va bene che parlo sempre con il mio bassissimo tono di voce, ma per Dio!

E quando arrivo in aeroporto, intronato per forza, e anche se approfitto al centesimo per leggere e scrivere, di non perdere tempo e abbruttirsi in film o nella birra o nei vassoi di cosine da mangiucchiare, ti conforta l’accoglienza dei grandi abbracci, pacche amichevoli de “com'è andato il viaggio”, come se fossi arrivato in caravella.


I progetti e gli amori se non rinnovi almeno una volta al mese svaniscono.

Dalla Holly Salomon, e non solo da lei, mi sono sentito dire: “il tuo lavoro mi interessa but ... tu dove vivi in Europa o in America?” Un sine qua non per cominciare un discorso d’affari, basta vedere le esperienze Americane dei nostri pittori del passato senza continuità, quale riscontro abbiano avuto in America.

Tasse, dogane, per finire in bellezza nell’istituto di cultura che annaspano nel silenzio: il meglio che possono dare è una rassegna del neorealismo, pellicole cigolanti che ogni anno fanno il giro del globo, la cultura italiana oggi: Moravia, Morante, Pasolini, Fellini. Allora l’oceano esiste, alla burla della cibernetica, delle autostrade criomagnetiche, dei superfax, dei multimedia, cazzo mi pare che ci sia qualche cosa che non funzioni, un oceano tra pubblico e privato ma anche un oceano d’acqua con i pesci, le balene e i pinguini c’è eccome e si sente.

Leggi, accordi e convenzioni

Il cittadino si sveglia alla mattina a Milano e al posto dell’edicola dei giornali, del banchetto del fioraio o del mucchio di panettoni del Mari si trova il monumento, senza entrare in merito alla qualità dal cubo del Rossi, alla scultura di Pomodoro, all’amico del politico inteso come Craxi. Ormai emblematico di notte il camion del Comune: cemento e sabbia, gettatina se occorre, quattro bulloni e qualche tappetino di verde, rosa e fiori e il monumento - spaesato lui e spaesati noi - è lì.

Il tempo ce lo farà amare – odiare, può succedere. Adesso non metto in dubbio che ci siano serissime strutture comunali, regionali, statali o delle belle arti o dei beni culturali, la legge del 2% ecc. che progettano al meglio l’arredo urbano ma il cittadino non ne sa niente e si trova il monumento addosso all’improvviso.

La stampa non ne da’ notizia se non quando il fotografo di redazione va a fare quattro scatti commentati da altre quattro righe.

In America no! Al cittadino che non sa, che è ignorante, la cultura di piazza imposta, come spot televisivo che interrompe il film i monumenti interrompono la monotonia urbanistica, c’è una rappresentanza di cittadini che decide o no di accettare un’opera pubblica. Si, è il pubblico che decide: altrimenti che opera pubblica sarebbe se il pubblico non l’ha scelta? Ci sono concorsi e le mostre dei progetti nei musei più frequentati e la scelta fra lo scultore e il luogo è determinata non basta, un rapido referendum di fruitori dell’opera, il pubblico e rapidamente si toglie, si rimuove, non so dove vada a finire se dalla 32° alla 144°, mentre per quanto riguarda l’effimero non permanente la città è accogliente, la città, gli Stati e le università in concordanza di norme di sicurezza, viabilità, protezione e rispetto degli handicappati, l’uso di materiali ignifughi è prioritario. Non solo sono disponibili ma pagano anche l’artista. Ci sono fondi: se non sono del pubblico lo sponsor del ristorante dell’angolo o la grossa banca provvedono.

Vero è che la legge fascista, mantenuta anche dalla Repubblica, del 2% non in tutti gli Stati è applicata: a New York da meno di 10 anni perché non c’è ragione di esistere che fra detrazioni fiscali e sponsor questa norma legislativa era coperta abbondantemente, figuriamoci poi cosa c’è di pubblico in America inteso come supporto: nemmeno le matite gialle colla gomma hanno su la ditta che le produce per tutti gli Stati.

I musei, direttori, boards, consulenti

I direttori dei musei negli Stati Uniti sono più avventizi dei governi in Italia, anche se giostrano sempre gli stessi e così il direttore del museo che per un anno è a Los Angeles poi te lo ritrovi a Vancouver o a Detroit. Il direttore dipende dal board, il board lo sceglie e giudica il suo operato qualitativamente ed economicamente, vende i biglietti ed i cataloghi. Il board si esprime sulla maggioranza delle decisioni in rapporto alle quote versate. Alla fine la linea del museo è data dalle scelte dei direttori in assonanza del consiglio che si esprime per potere economico. I consiglieri artistici e culturali non contano sulle fondazioni ai musei, è inutile dilungarci anche se le detrazioni fiscali si sono ridotte all’osso la commissione si trova a lavorare di più per la selezione che non per l’acquisizione.

Fondazione e borse di studio

Se mettiamo uno sull’altro gli elenchi telefonici di Milano, dalla a alla z e pagine gialle, ne risulta un librone che io ho visto e soppesato negli Stati Uniti, disponibile alla consultazione, che riporta nome - cognome – indirizzo - quota destinatario dello sponsor, donatore, mecenate, chiamalo come ti pare, negli Stati Uniti, singolo o corporation che sia. Il mecenate può donare all’istituzione non profit il denaro che poi si gestirà come vuole, ma ne può anche imporre la tipologia, materiali, o borsa per pittori, anche artisti stranieri.

Proprio giorni fa un collega a proposito della tutela dell’immagine dell’artista in Italia, che nella fattispecie del pittore o scultore dovrebbe essere iscritto al sindacato e quindi alla SIAE, ne risultano pochi in norma con questa regola, sei o sette.

Il sindacato è inoperante e forse a nessuno di noi è mai saltato in testa di doversi iscrivere alla società degli artisti, dando per scontato che il diritto all’immagine fosse d’ufficio, ma non è così, l’ho verificato più volte di persona, e non basta. Viene reputato un plauso, una elargizione, una pubblicità gratuita che va quindi compensata.

Gli artisti che esercitano appieno questa attività professionale in Italia sono pochi e senza nessuna organizzazione alle spalle; per insicurezza economica e psicologica sono facile preda dei mercanti d’arte che stabiliscono contratti senza nessuna regola di base, più che contratti sono accordi interpersonali.

Ho una grande passione per la grafica, un buon incisore lo si riconosce nella pittura: i pittori che sanno attendere, che hanno la percezione del lavoro più nella testa che esclusivamente nelle mani. Gli architetti che disegnano e sono direttori di lavoro in cantiere, ma la grafica nel gioco del mercato è complessa, la tiratura ... ma che casino, le prime dieci costano di più che sono uguali alle seconde dieci che costano di meno, perché le lastre ne risentono - ma non è vero - ma io ho la n. 5 che costa di più della n. 20 che hai la 3 che è uguale alla mia… alla fine tecnicamente adesso dalla prima alla n. 100, a meno che non siano punta secca su zinco, non acciaiate, il che è un suicidio, la qualità non esiste: con questo voglio dire che gran parte del mercato dell’arte si appoggia ad un meccanismo tale di paradosso di assurdità che solo il tempo e l’alta qualità possono smatassare.

Sono cose risapute come anni secolo e ogni mezzo secolo si seppelliscono e si riscoprono geni compresi o non: se qualcuno di noi aprisse il catalogo di una Biennale di 30 o 10 anni fa quante volte dovrebbe dire il manzoniano “chi era costui?

Ma l’America strizza strozza improfumata ha una logica imbattibile di usa-riciclo e butta, di recycling senza pudore, senza tanta finzione che abbiamo noi europei.

Castelli, un mercante e non un critico, ha deciso la fine della pop art, come un mercante e non un critico l’ha inventata e la critica venne dopo e poi il collezionista.

Le fondazioni, gli spazi che ospitano gli artisti, arts in residence: esistono in Europa pochi parchi nazionali per animali/artisti per mancanza di tempo, di averne visitate altre. Non ho che un esperienza diretta: la Djerassi Foundation, Palo Alto. Palo Alto vuol dire Stanford, vuol dire Silicon Valley

La peculiarità della fondazione sta che ospita, per la durata minima di due mesi, artisti di discipline diverse: hanno a loro disposizione i mezzi più sofisticati per esprimersi;

Djerassi è spesso alla fondazione, la sua residenza; per elezione biochimico di fama internazionale, ha una formazione culturale europea, giusto per tratteggiare una silhouette rapidissima, collezionista raffinato, possiede 50 Paul Klee, in parte in permanenza al museo di San Francisco, Picasso e Marino Marini.

Nel parco della fondazione sono disseminate fino a 80 sculture. Senza un percorso preordinato vanno scoperte: in passeggiata ti appare un Henry Moore, come un elfo fra gli imponenti redwood.

Sono stato ospite in due tempi a lavorare a Westwood, la prima in qualità di ospite, la successiva per una installazione che mi aveva commissionato per il laboratorio di danza.

Naturalmente la fondazione è amministrata da un direttore, c'è un board e credo che recentemente abbia il supporto statale.

Sono a conoscenza di altre fondazioni con queste prerogative, in Scozia e in Australia; in Italia c’è la Gori di Prato. Franco Farina ha fatto un tentativo a Ferrara (direttore del museo di Ferrara) e ne sono stato coinvolto in qualità di consigliere invitando artisti americani, ma non ne ho notizie in seguito.

Sono stato direttamente coinvolto, oltre ad altri inviti in università ed enti pubblici: festival dei due mondi del South Carolina, Humas Stanford… mi sembra interessante il rapporto di collaborazione con il Public Art a New York, che sponsorizza, o meglio organizza, il reperimento di fondi per gli interventi artistici in spazi pubblici a Manhattan.

Doris Friedmann ha fondato l’organizzazione con una energia vitale incredibile, che ho conosciuto e sento il bisogno di ricordare. Ho lavorato con l’organizzazione due volte sulla 42° in Bryant Park.

Oltre a proporre l’opera di artisti permanenti, performance o installazioni in spazi pubblici, lo scopo del Public Art Found è quello di rivitalizzare spazi della città particolarmente negletti. Queste manifestazioni attirano un pubblico diverso, che disturba la vita del ghetto; ha promosso e ottenuto la legge del 2% per lo Stato di New York. Serra – Cristo – Dubuffet - Nevelson sono gli artisti più noti che mi vengono adesso in mente promossi dalla fondazione.

In Queens, al di la del ponte di Brooklyn, trovi il P.S. One: pubblica scuola n. 1 e l’edificio affumicato e fatiscente pulsa di una attività frenetica, ospita con lo studio artisti di tutto il mondo meno che gli italiani, perché lo Stato, attraverso l’istituto di cultura italiana, non versa che una cifra simbolica. Gli artisti sono ospitati, con permanenza annuale, una sola volta per favorirne il ricambio; trovi spazi espositivi per mostre o per dibattiti e performance ma l’aspetto che più interessa è che il P.S. One è un punto di incontro mondiale per la cultura di tutto il mondo.

Sono stato invitato per una installazione a titolo personale - e prima di me Pistoletto, non credo altri artisti italiani negli anni ’80 - al San Francisco Kala Non Profit Institute: Kala in indiano significa mandala. Di non profit institution ce ne sono molte in uso ma parlo di Kala perché faccio parte del board in qualità di consigliere artistico.

Per semplificare Kala è specializzata in tutti i tipi di stampa e del processo grafico della carta: dalla polpa della carta al computer graphics. L’incisione, inbosting, monotipi… è difficile darne una definizione precisa ma posso dire che qualunque artista può trovare il modo di esprimersi quale sia la sua esigenza tecnica.

Puoi trovare corsi di legatura legatoria monotipo o fotoincisione o semplicemente artisti: sono invitati a mostrare il proprio linguaggio tecnico. All’interno dell’istituto trovi la galleria d’arte disponibile agli artisti associati o ospiti;l’istituto vive tramite borse di studio o lasciti.

Inoltre un artista ha la possibilità, versando una cifra modesta, di lavorare e utilizzare l’apparecchiatura dell’istituto.

Da dieci anni tengo un corso di affresco e di rifodero: i corsi sono aperti anche ad esterni, pagando una quota adeguata.

Vorrei spendere due parole sulla figura dell’agente nelle arti figurative negli Stati Uniti, che a tutti gli effetti ha lo stesso ruolo dell’agente teatrale, ha contatti per conto dell’artista con enti pubblici e mercanti privati.

C’è poi un’altra figura che non mi risulta esistere in Italia: l’agente l’anello di congiunzione fra l’artista, la galleria e le corporazioni che acquistano opere d’arte. Ha un duplice ruolo: la corporazione richiede o l’agente propone.

Olanda

Anche se ridimensionata e discussa, a tutt’oggi lo Stato anticipa agli artisti uno stipendio mensile che gli permette di vivere dignitosamente.

Discussa perché ha, infatti, portato a un appiattimento totale di iniziative spontanee e se gli artisti non sono facile preda dei mercanti in questo modo manca la competizione, che è uno degli elementi vivificanti del nostro lavoro.

C’è poi una commissione che decide di dare la patente professionale all’artista… ma con quali criteri c’è da chiedersi!

Gli artisti si riuniscono in piccole società culturali, non so se per tendenza o i ragione corporativa.

Interessante e curiosa la fondazione prestito d’arte privata, ormai ben collaudata dal ’71, funziona a tutti gli effetti come una biblioteca, c’è una sala espositiva e i soci pagano una cifra annuale da 30 fiorini (ca. Lit. 30.000) minimo fino agli 8.000.

Possono avere in prestito in lettura un quadro per sei mesi: se decideranno poi per l’acquisto il 50% della quota versata dell’abbonamento costituisce già una parte dell’acquisto. Il resto potrà essere versato anche a rate.

Le opere sono di proprietà degli artisti e sono selezionate da una commissione di sette persone, quattro soci fondatori più tre artisti, e cambia ogni anno proprio per non rischiare l’immobilismo di scelte. Hanno diritto di entrare nella società anche i bambini, dal momento che le scelte dei grandi non collimano con quelle dei bambini.

Un’altra iniziativa statale permette agli acquirenti forniti di passaporto culturale sconti sui treni, spettacoli, mostre, la possibilità di avere lo sconto del 10% sull’acquisto anche in gallerie private, che poi è compensata dallo Stato.

RUTHRA MEELINNEK

All’avvocato che sostenne la mia causa contro una galleria di New York che aveva venduto dei miei quadri e non voleva pagarmi la % dovutami, ho vinto la causa e oltre al denaro in America il danneggiato ha diritto alle scuse formali: una lettera e un trafiletto su un giornale locale. Ma non è tanto per questo che volessi parlare di una disavventura personale, quanto per evidenziare una istituzione che non esiste in Europa: l’assistenza gratuita e non d’ufficio nelle controversie di origine artistica al di sotto di un reddito fiscale.

Il diritto che ha l’artista - o per di lui gli eredi - al consenso di una esposizione personale, la proprietà morale dell’opera rimane all’artefice e questa   non può essere distrutta o danneggiata intenzionalmente o per lucro (tagli dei quadri) o per alzare il mercato distruggere una parte della produzione.

L’artista - o chi per lui - ha diritto ad una compartecipazione agli utili sul guadagno delle vendite in base all’acquisto iniziale (cercare legge).

Mi risulta che sia inapplicata in Italia visto che la vedova di Tancredi ha perso la causa contro Schettini …


 


 

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