
Melillo
Al di fuori del tempo e spazio che conoscevamo, rettilineo monodirezionale o dal centro alla periferia, sviluppo geometrico non quantificabile in senso matematico: la gabbia sul quadrato che ho disegnato per anni nel mio lavoro.
Mi è venuta un'idea: dipingere un quadro così e così ... Ho lasciato passare del tempo non ci può essere niente di affrettato nella pittura, mi sono dimenticato, mi sono distratto, ho sognato, il caso e tutto il resto tessono la trama dell'arazzo parlando d'altro.
Etica pensava che fosse il nome di battesimo di una lontana parente ..la zia di Melillo.
E quella mattina alle 4 c'ero anch'io da Melillo e mi sono perfino infuriato con il tuo amico che gridava per strada ... bravate da liceali, la solita esibizione di maschi per affascinare la femmina, che tu conosci bene, ma sei lusingata, con la sapienza di condurre il gioco eterno nella scelta.
Certo che c'ero anch'io con il saladino sul campo di battaglia con Solimano a battermi per la conquista dell'Europa intera, per l'affermazione della grandezza di Halla, certo che c'ero anch'io ma i bignè alla crema giganteschi non li ho mangiati io per il terrore di imbrattarmi i baffi di crema nel riferimento sessuale di sperma e umori femminili che si mischiano, si appiccicano e mi piace pensarti, vederti mentre ti lecchi gli angoli della bocca con la lingua veloce e ti schernisci a vedermi incantato con lo sguardo fisso sulle tue labbra. Certo che c'ero anch'io quella notte mentre ti arrampichi sul cancello ti ho visto le coscie e tu sai che ti sto guardando dal basso e vado a pisciare all'angolo tutta la birra che mi sono fatto, fumante sull'asfalto senza pudore, un getto che suona nel silenzio, mentre il coglione continua a berciare Melillo Melillo ubriaco fradicio. Anche Melillo è già all'impiedi pisciando, che si scrolla l'uccello, di soprassalto si sente chiamato sorpreso, come Abramo mentre si stava accingendo al sacrificio del figlio suo Isacco. Ripose l'arnese di fretta con il timore che il fulmine divino lo incenerisse che ha già dato piacere alla sua lei, ma ora di fretta lo mette al posto, ricordando di tante seghe infantili, avventurose nella paura di essere sorpreso annusando le mutande di Luigina giù in basso, giallognole nel rasatello. Sì c'ero anch'io e non si è neppure fatto pagare tanto si è divertito, passata la paura delle lontane paure di quel gesto infantile di cui si vergogna ancora.
Melillo senza infanzia sul visino rotondo già vecchio, te lo vedi così già vecchio nella prima foto d'obbligo nudo a pancia in giù di sei mesi, col peso di nome cognome e professione, profumato di celebre borotalco Robert's. Se pensi ai ritratti di Velasquez dei reali infanti di Spagna, con la faccia già vecchia di lussuria e guerre e gotta di colpo vestiti da re e già re di potere e di poterlo essere ma i bambini, adulti fin dalla nascita per destino di schiatta, di dovere politico nell'iconografia infelice da sempre non potevano che combattere e atrocità per giocare con gli uomini come giocattoli da rompere per vedere come sono fatti dentro: morbosità atroce infantile.
Bignè alla crema, al marsala, alla vaniglia, alla cannella, al cioccolato, al pistacchio, al caffè, alla fragola, al rabarbaro, alla liquirizia, glassata mutanda di Luigina rosa di maraschino, Alchermece e gianduia, Grand Marnier, uova, fecola di patate, zucchero di canna a velo caramellato abbrustolito, tutti in fila i fascisti bignè perchè i bignè sono di destra sempre pari, in fila per due, si dice mi dia 4 o 6 o 8 o 24 bignè, mai 5 o 13 bignè, che sono numeri maschi i dispari, quindi si deduce che i bignè siano femmine o per lo meno fascisti come preferisci anche se sarebbe pericoloso dire che le femmine siano fasciste, diciamo meglio o femmine o fascisti. Melillo però a contraddire tutto ciò che ho detto prima non produce non fa, non crea bignè è un bignè lui stesso col suo pistolino infagottato nel grasso delle coscie eretto e prepotente fa capolino dai rotolini di carne. Una vera delizia la signora Melillo. È rimasta nel letto caldo con la camicia da notte arrotolata fin sui capezzoli crocefissa di delizie, ha percepito senza scomporsi le vostre urla, grida, fischi dalla strada. Mara Melillo meringata dolcemente tremula nella carne cremosa, tiepida, umida, lustra ecco la donna della mia vita si disse quando la vide la prima volta, una vera modella fuggita nuda dallo studio di Rubens, grandi seni, generosi capezzoli da biberon, culone, centro l'ombelico di un ventre spazioso morbido cuscino di pisolini pomeridiani, ed ecco la sua montagna, ma che dico, massiccio di Venere boscoso. Dolce, garbata, maliziosa nella sensualità che si sente e si vede di umori profumati fra le coscie. Che delizia la Mara avvolta nella biancheria intima di rasatello tafetà e cotonina rosa e celeste a fiorellini a pallini da merceria paesana.
Abbiamo disturbato i signori Melillo per una dozzina di bignè! Dovevate spiarli dalle persiane per godere dei loro giochi erotici sapienti, pazienti, inesauribili, e lei lo adesca e lui fa il maschio televisivo degli spot pubblicitari di birre, automobili e lavande dopobarba indossa poi ora mutandine e reggiseno e lei lo spoglia lentamente e poi... e poi scendono nudi a produrre bignè si spiano e si guardano e ridono come bambini. Si toccano e acclamano riti lontani di masturbazioni adolescenziali: e si rincorrono su nella camera da letto affamati ed esausti.
E tu osi disturbarli alle quattro del mattino, mi dico, alle quattro del mattino con in corpo una miscela di alcool e intrugli vari da far decollare un'astronave.
Fate, fate voi, fate belle e invidiabili della notte che costeggia e corteggia l'alba, momento magico che fa partorire, divertirsi, suicidarsi, morire vecchi, amare chi si incontra nel letto, ciò che ha sognato lo trova reale e duro il cazzo, per continuare dal desiderio all'orgasmo senza accorgersi. Ma che fate a berciare Melillooo. Perchè fa buoni i cannoli mi rispondi serena, che ne sapete voi di Melillo. Ho bevuto un casino di birra stanotte, ho ballato come un cretino anche ti ho baciato sul collo ho scosso la testa e sono tornato a bere. Ma che ne sai tu di Melillo, continuo a borbottare nelle nebbie nelle mie e nelle vostre birre, e mi guardi stupita e innocente del mio sermone come una bimba che ha mostrato la passerina a Mario giocando al dottore e gli ha visto il pistolino dritto e si sono toccati l'un l'altro. E Melillo colmo nella sua morbida pelle di bimbo di sapone che gli Ebrei vendevano a Livorno, a Trieste, a Istanbul, a Barcellona e ne ho visti fusi in bronzo, o gialli, opalescenti o rosa o celestino che le monache se lo infilano nella fica la testa del bimbo di sapone, trattenuto per i piedini come quelli veri al mare Carino guarda come nuota o meglio come beve terrorizzato incazzato Melillo dorme, adesso che ha compiuto quattordici anni si parla tanto in famiglia se farlo barbiere. Da Melillo si legge sull'insegna blu e rossa a vite, o fornaio, giù al pastificio, giusto loro cugino aveva pensato anche alla pasticceria e cercava aiuto. Il piccolo, già con la faccia da adulto, vestito da adulto con tanto di cravatta e brillantina si ritrovò con il grembiule bianco gigantesco a impastare bignè pensando ai capelli che più gli sarebbe piaciuto, pesava il pelo suo che tardava a crescere e quello di sua sorella Luigina che gli arrivava dalle coscie all'ombelico nero il pelo che sognava di tagliuzzare alle donne dell'intero paese, sfumature alte o basse alla Mascagni, all'Umberto spazzolare ragazzo, spazzola ascelle e seni invece del collo del monsignore avvizzito o unto del macellaio, impastava nelle erezioni precoci spontanee contenute, vergognose del bambino che scappa a trastullarsi in fretta dietro la tenda con le mani appiccicose di crema al limone. Melillo dove cazzo ti sei cacciato... gli urla lo zio che la sa lunga di seghe rapide, sapide, espresse. Gli atti impuri fanno venire le unghie nere e poi le mani e i bracci e tutto il corpo livido e nero, diceva il priore ai bimbi che si guardavano le manine sotto il banco il giorno della prima comunione.
Melillo amò il suo lavoro da grande e trovò il sogno del pelo soddisfatto nel corpo della Teresa, lavorante in pasticceria, che gli aveva fatto scoprire o meglio lei stessa aveva scoperto o, insomma, si era fatta coprire e scoprire il suo che sotto il pelo c'è di meglio e i languidi umori saporiti assaggiati in punta di lingua sapori magnifici imparagonabili alle ampolle di essenze colorate che si mettono nella pentola della crema per far cambiare colore e sapore, Melillo le ritrovava tutte insieme nell'universo di Teresina. Se ciò che vuoi è questa, buttando il ventre in avanti, prendila è tua vestita soltanto delle scarpe in piedi, in mezzo alla stanza si accarezzava il vello nero ebano del pube seria, poi sorride per incoraggiarmi.. no la passera non passerà, urlavano gli anarchici in Spagna, e furono travolti dai fascisti ed io non l'ho avuta ...la libertà.
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